Il gioco d’azzardo con le macchinette. Un nodo infinito

Il nodo infinito è il titolo di un avvincente libro che racconta la straziante avventura di un gruppo di alpinisti alle prese con una delle montagne più difficili da scalare della terra, il K2.

Di otto alpinisti partite per la scalata, solo due rientrano al campo base.

Confrontandomi con una persona profonda conoscitrice dell’ambiente dei giocatori delle macchinette, i suoi racconti mi riportavano inspiegabilmente alle pagine di questo libro.

Il gioco si connotava di un misto di sfida e allo stesso tempo di apertura dialogica verso un interlocutore caratterizzato da una presenza imponente: la montagna, Dio, la dea Fortuna.

Al pari dell’alpinista, che durante i lunghi silenzi notturni, non poteva che trovare conforto appellandosi proprio alla sua rivale, la montagna.

Dove nasce questo singolare parallelo tra giocatore e alpinista?

Il giocatore, quello capace di dilapidare l’intero proprio patrimonio finanche contrarre debiti sostanziosi, si applica giorno dopo girono, meticolosamente alla propria opera: appostamenti continui alle macchinette prese di mira, studi approfonditi per cercare di comprenderne il funzionamento, investimenti cospicui tesi a verificarne le ipotesi.

Lo scopo risalire alla logica di funzionamento della macchina, interpretarne i segnali, capire quanto e quando possa pagare in rapporto a quanto soldi sono stati già “mangiati”.

Ma il giocatore non ha solo un ruolo passivo. Le sue strategie, lo stile di gioco adoperato può fare la differenza: sapere quando scaricare e quando no, cercare di produrre confusione negli schemi prestabiliti in modo da poterla indurre in inganno e sorprendere.

Tutto questo non può che riportare alla devozione e alla cura con la quale l’alpinista preparare la propria impresa: lunghi periodi di preparazione atletica, pianificazione della scalata, organizzazione meticolosa dei materiali.

Lo sforzo è teso ad evitare l’imprevisto, lo sconosciuto, a eliminare il rischio.

In fondo ogni missione si propone come sfida all’ignoto. Puro azzardo.

Ogni alpinista è consapevole che è la montagna che decide.

Eppure al pari del giocatore la vera posta in gioco è proprio rifuggire da questa consapevolezza: l’orrore di un punto di puro irrazionale.

Controllare l’incontrollabile, confinare il proprio cosmo alla propria capacità di azione, di calcolo.

Un incognita inserita nei nostri calcoli sofisticati che sfugge dappertutto, alla quale non riusciamo dare una configurazione, una scrittura, un punto di presa possibile.

Un incognita che incombe sulla utopia di un mondo ordinato, prevedibile, calcolabile, razionale.

Un incognita che anima l’azzardo e pretende che il proprio oppositore si cimenti in una sfida infinita.

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