Sull’amore e la vita di coppia
Il rapporto tra un uomo e una donna non rappresenta materia di riflessione esclusiva per gli studiosi della psiche umana, ma ha coinvolto diversi campi dello scibile umano.
Il rapporto di coppia implica delle difficoltà, a noi tutte note, su cui nel migliore dei casi riusciamo a scherzare con l’amico o con l’amica. In altri casi ci espone a momenti difficili, di completa incertezza, ma per cui siamo disposti, in nome dell’amore che ci lega al compagno/a pagare come una “tassa”, già stabilita nella storia dei tempi. Simile al bollo della macchina, in cui sappiamo che poter godere di un mezzo di spostamento comporta un prezzo.
Godere della relazione tra un uomo e una donna, comporta un prezzo.
In alcuni casi questo prezzo diventa eccessivamente salato. Ci si sente esposti a una messa in questione radicale che diventa pervasiva non solo nel rapporto con il partner ma che si estende a tutte le nostre relazioni: il lavoro, gli amici, i figli. L’amore assume vicendevolmente il valore di odio.
Si vive nell’incertezza profonda in cui ognuno diventa colpevole. Iniziano i conflitti.
A questo proposito, un film del 1989, intitolato “La guerra dei Roses”, descrive mirabilmente, anche se con la caricatura necessaria alla cinematografia, una splendida sequenza di un rapporto che inizia nell’amore più totale per terminare, dopo varie peripezie, nella morte dei due coniugi, da leggere nel suo valore metaforico come annullamento reciproco dei due partner.
Il film termina in un gesto paradigmatico, quanto sublime. Dopo l’ennesimo scontro furibondo, i due coniugi si trovano aggrappati a un lampadario sospesi nel vuoto. Precipitano sul pavimento. Michael Douglas, nei panni del marito, agonizzante e prossimo alla morte allunga la mano per prendere quella della moglie, Kathleen Turner. Lei, appena prima di morire, la scansa.
La scena ci lascia interdetti, nel suo valore rivelatorio. In questa scena, quella conclusiva, poco prima della morte, momento da sempre rappresentato nella storia del cinema, come quello della verità, lì i due protagonisti scoprono le loro carte.
Qui, però, resta equivocità. Cosa ci lascia intendere questa scena, conclusiva del film? Lui la ama, ma lei no? Si odiano? Oppure si amano a tal punto da spezzare la propria esistenza, se vissuta nell’incomprensione con il proprio partner? O ancora l’amore dei due permane, ma non può che esprimersi in un linguaggio oscuro quanto distruttivo, dipinto nel rifiuto necessario di lei, quanto, del tentativo disperato di averla ancora sua? Come prende corpo questa distruttività reciproca, in quello che era un amore felice?
E’ proprio l’equivocità ciò che troviamo al cuore di ogni rapporto tra l’uomo e la donna. Equivocità come sfondo sempre più drammatico della tensione dei due amanti verso la meta agognata di un rapporto, vissuto come dimora di una totalità in grado di abbracciare ognuno dei due partner. Come dimora pensata capace di completare le mancanze che i partner portavano con sé, come due poli da unire in una sintesi supplementare.
Il rapporto tra un uomo e una donna assume la sua pericolosità proprio nel momento in cui tende a un al di là che non esiste, momento fusionale in cui l’uno coincide con il tutto, aspirazione inconscia dell’uomo e la donna, come curativo di un rapporto doloroso con la propria mancanza.
Il percorso disegnato dalla psicoanalisi parte dalla sofferenza che caratterizza la coppia per risalire al cuore del rapporto personale con la propria mancanza e riprendere il filo della questione alla base della relazione, con una nuova consapevolezza del proprio desiderio.