È solo la fine del mondo

Il silenzio. Louis, il fratello drammaturgo di successo, rientrato in famiglia dopo un lungo periodo di assenza mantiene il silenzio.

Il suo ritorno interroga i famigliari, forse colpevoli, forse innocenti. La sorella Suzanne, sorella che Louis non hai mai visto crescere, racconta di sè, impotente nel trasmettere il suo essere, il suo amore, racchiuso in un tempo senza parole. Sfinita dallo sforzo, si accende una sigaretta di marijuana con aria di sfida e rimprovero, per nascondere la desolazione di una rinuncia. Louis la fissa, con dolcezza. Un sorriso dipinge il suo volto, ma dalla sua bocca non esce parola.

Quella parola agognata dalla sorella, quella parola attesa, Louis non la pronuncia. Teneramente sorride, ma non può che ascoltare. Quella parola non esiste.

La madre lo supplica, ma in fondo intuisce. Lo accarezza, dolcemente. Il fratello maggiore, Antoine, lo provoca, lo rimprovera, lo vuole allontanare, portare lontano da casa, picchiare, ma tutto si rivela inutile. Esce di scena, a capo chino, accompagnato dalla madre come un bambino impaurito nel cuore della notte.

Il silenzio di Louis è uno spettro, uno spettro che improvvisamente infesta la quotidianità di una famiglia alla prese con la lotta per la vita.

Una lotta per la vita che ora rivela la propria ragione: il silenzio in cui è avvolto ciascuno di loro. Riempirlo di parole non fa che allontanarli in una inesorabile incomunicabilità. Louis lo capisce e tace.

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