Amleto, un eroe moderno
Amleto, un lutto impossibile
Lacan, nel corso del suo insegnamento dell’anno 1958-1959, dedica ben sette lezioni del seminario 6 “Il desiderio e la sua interpretazione” al testo di Shakespeare, l’Amleto. Un lavoro minuzioso, approfondito che scandaglia il testo fin nelle sue minime parti.
Solitamente siamo abituati a frequenti riferimenti letterari e artistici nelle cogitazioni lacaniane che di solito mantengono un carattere allusivo alla questione che si sta’ dipanando, come piccoli flash, utilizzati per illuminare l’oscurità in cui sono immersi i sentieri per i quali ci conduce. L’arte viene, infatti, considerata da Lacan come quell’intuizione in grado di precedere e orientare l’elaborazione analitica. All’analista non resta che seguirla.
Ora, se lo sforzo di Lacan si concentra in modo così serrato sull’Amleto è perché ritiene che Shakespeare affronti una questione dell’essere umano d’importanza cruciale da un punto di vista clinico, non esitando ad attribuirgli la stessa importanza di un mito, come quello dell’Edipo, quindi di un testo composto per rispondere attraverso le narrazioni delle vicissitudini di uno, alle questioni dei molti.
Entrare nella trama del dramma, coglierne la struttura sottesa nell’interazione dei personaggi, imbattersi nelle argomentazioni sospese sullo sfondo del tragico delineano una struttura dove il desiderio dell’uomo si costituisce nel campo discorsivo dell’Altro, costituzione e istituzione del desiderio, che il mito ci restituisce come fondamentalmente tragica e che Lacan restituisce alla questione analitica come campo di pertinenza clinica.
Cito: ” Forse alcuni di voi-penso che non siano in molti-ritengono che siamo lontani dalla clinica. Non è affatto così, ci siamo in pieno”(Seminario VI, p.297)
Ora perché la costituzione del desiderio, del desiderio soggettivo si rivela drammatica, nel luogo d’insorgenza che Lacan chiama Altro, ossia il campo di costituzione simbolica del soggetto?
Lacan risponde nel seminari: ” Il principio di piacere ci viene presentato come opposto al principio di realtà. L’esperienza originaria del desiderio appare contraria alla costruzione della realtà. La ricerca che gli è propria ha un carattere cieco. Insomma, il desiderio si presenta come il tormento dell’uomo”.
Ritorniamo a Shakespeare. Amleto ha da poco udito le parole del fantasma paterno che gli hanno rivelato la causa della sua morte, l’assassinio per opera del fratello Claudio. Il padre domanda vendetta al figlio. Il dramma, quindi, si configura già dall’inizio nella possibilità di soggettivare un desiderio, un desiderio, in questo caso specifico di vendetta, ma comunque un desiderio in grado di guidarlo verso l’azione.
Amleto, invece, di compiere ciò che ritiene giusto, in modo sorprendente, esita, perde tempo, si arena nel dubbio, un dubbio che tocca le profondità dell’essere stesso: ” Essere…o non essere. E’ il problema. Se sia meglio per l’anima soffrire oltraggi di fortuna o prender l’armi contro questi guai e opporvisi e distruggerli”.
Il problema della costituzione del desiderio si traduce nelle parole di Amleto in crocevia radicale…to be or not to be, crocevia, dove il protagonista si blocca.
Punto di arresto, che Lacan indica rivelare quello che è veramente in questione nel corso del dramma, ossia un particolare incontro con la morte: “ Shakespeare si è avvicinato davvero tanto a un incontro con la morte. L’incontro con la morte è, insomma il punto cruciale dell’opera. Amleto va incontro alla morte- è da qui che dobbiamo partire per capire ciò che ci viene promesso dalla prima apparizione dello spettro” ( Sem. 6 p. 322).
E ancora: “ che l’azione in questione, quella di arrecare la morte, di cui non si sa perché richieda tanto tempo al protagonista, che questa azione incontra in Amleto l’ostacolo del desiderio” (Sem. 6 p. 323).
Il dubbio che assale Amleto si arresta in un conflitto di desideri: da una parte desiderare di uccidere il re usurpatore, Claudio, e dall’altra non poterlo desiderare.
Lacan riconduce il punto di arresto a quella che rappresenta la vera questione clinica che è chiamato ad affrontare il nostro protagonista, ossia “un particolare incontro con la morte”.
Definire l’incontro con la morte particolare, significa poterlo assumere soggettivamente, in una dimensione intima, singolare.
A livello del to be or not to be, il dubbio proferito da Amleto, non siamo ancora, sostiene Lacan, alle prese con quello che ogni soggetto, nella costituzione di un proprio desiderio, è chiamato ad affrontare: ” il suicidio non è così semplice. Non stiamo affatto fantasticando con lui su quello che avviene nel al di là. Si tratta semplicemente di questo: mettere il punto finale, non toglie che l’essere resti identico a quanto ha articolato con il discorso della sua vita. Qui non c’è to be or not to be. Il to be resta eterno” (Sem.6 p.292).
Il to be si eternizza come elemento discorsivo sancito dall’Altro. Non solo l’essere, nel campo simbolico rimane eternizzato, ma lo stesso non essere invocato a livello simbolico, non può risolvere il paradosso dell’esistenza comunque significata nell’essere: tra essere e non essere, sembianti strutturati nella dimensione simbolica secondo una significazione sancita dall’Altro, non esiste alcuna differenza. Qui non c’è incontro con la morte e come vedremo, quello che questo incontro rappresenta per Amleto.
Infatti, l’incontro particolare con la morte, assume la sua portata decisiva nella possibile insorgenza di un desiderio singolare, luogo di faglia, mancanza nel campo dell’Altro.
Assumere un desiderio, farsi soggetto, implica istituire un incontro con un Altro mancante, con la castrazione dell’Altro.
Un Altro che nell’opera Shakespeariana si presenta nella sua mancanza, fin dall’inizio della tragedia, nelle parole del fantasma del padre pronunciate al figlio: ” Mi falciò nel fiore dei miei peccati, mi spedì a rendere conto di me, impreparato, senza comunione e unzione e assistenza, con tutto il peso delle colpe sul mio capo”.
Amleto incontra la morte del padre, una morte particolare, per la modalità in cui avviene, una morte senza rimedio e senza speranza, lasciata nell’impossibilità dichiarata dall’Altro di poterle rispondere.
Ogni lutto ci confronta alla morte della funzione paterna, funzione che Lacan fino a questo seminario riconosceva come la funzione regolatrice e legislatrice del campo simbolico, sua garante.
Il lutto si configura come un “buco nel reale” che offre il posto in cui si presenta precisamente il significante mancante” ( p.371)
Per Amleto potere assumere il desiderio di vendicare suo padre, comporta necessariamente confrontarsi a questo buco di senso, confrontarsi con un Altro barrato, scorgere l’abisso al di là del padre.
Un campo rispetto al quale assumere un desiderio come unico supporto, anche li dove il soggetto “vive l’insorgenza del desiderio come sparizione traumatica del proprio essere” ( al di la dell’edipo p.18 mazzotti).
Un campo in cui l’essere del soggetto non è più sostenuto come sembiante dalla significazione della funzione paterna e ogni sua nominazione custodita dall’Altro, evapora in un “disessere”, in un desiderio che Lacan definisce come metonimia di una mancanza a essere, unica bussola di fronte alla caduta del regno paterno.
Amleto, posto di fronte a questo abisso, arretra: “Amleto è inibito nell’atto di uccidere l’assassinio del padre, stazionando nel lutto incompiuto della perdita paterna. Si tratta di una forma di obiezione a che il significante paterno riposi in pace( Francesconi p. 33 al di là’)”